Ricerca

Lingua Switcher

dal 22 al 25 agosto 2018
Villa San Michele-Fondazione Axel Munthe
Anacapri

CAPRI “SCHERMI d’ARTE 2018” ©
Literature, Art & Cinema
under the stars



con il patrocinio di
Rai Teche
Rai Cinema
Istituto Luce-Cinecittà

image6e4879 imagea9a889

 

Paolo Sorrentino
la seduzione dell’immagine

a cura di Paolo Spirito
con la collaborazione di Ciro d’Aniello

 Giunta alla quinta Edizione, la Rassegna Cinematografica “Capri, Schermi d’Arte”
dedica quest’anno una piccola
ma importante retrospettiva al regista Paolo Sorrentino, vincitore con “La grande bellezza”
del Premio Oscar nel 2014 quale miglior film straniero, cui quest’anno
sarà conferito il Premio Axel Munthe alla Carriera 2018.

PaoloSorrentino©


 

Mercoledì, 22 agosto

ore 18.00 : Caffè Casa Olive:
Inaugurazione Retrospettiva del Maestro Sergio Terzi, Nerone,
a cura di Paolo Spirito

ore 19.00: Anteprima Nazionale del Documentario
“Nerone, la pittura come liberazione”
di Ciro D’Aniello e Paolo Spirito, Italia, 2018 (25’)

ore 21.30: “Diva” Omaggio a Valentina Cortese,
di Francesco Patierno, Italia, 2017, (durata: 75’),
con Barbara Bobulova, Anita Caprioli, Carolina Crescentini, Silvia D’Amico, Isabella Ferrari, Anna Foglietta, Carlotta Natoli e Greta Scarano,
produzione Casta Diva Pictures, DO Production & Consulting,
Fenix (Associata), Viva Production (Associato), in collaborazione con Sky Arte HD, Istituto Luce.

 

Tratto dal libro autobiografico di Valentina Cortese, “Quanti sono i domani passati”, “Diva!” racconta la vita straordinaria di un’autentica diva, divenuta un mito teatrale in tutto il mondo. È una favola hollywoodiana ambientata tra una Milano d’altri tempi, Torino, Roma, Cinecittà, Hollywood, fino al palcoscenico del Piccolo Teatro; è la storia di grandi amori e amicizie straordinarie con miti del cinema e del teatro italiani, come Giorgio Strehler, Federico Fellini.
“DIVA!-afferma il regista-realizza il mio desiderio di raccontare l’affascinante, continuo e invisibile intreccio che c’è tra la vita privata di un artista e quella pubblica, professionale, e lo fa attraverso la storia di una grande attrice italiana che e diventata un mito del teatro e del cinema di tutto il mondo: Valentina Cortese. Dietro l’immagine/icona dell’attrice vecchio stampo col foulard che le copre i capelli, ho scoperto infatti la storia appassionante, e sconosciuta ai più, di una donna che ha vissuto 90 anni della sua vita tra incontri e amicizie straordinarie, grandi amori, e momenti di vita di eccezionale intensità. Ma c’è qualcosa che mi ha intrigato più di tutto. Il mistero di una donna che dietro un’apparente e fuorviante immagine di vanitosa leggerezza, ha nascosto un segreto che e stato il buco nero della sua esistenza, origine probabilmente della voglia di scappare continuamente da qualcosa, e di non concedersi mai completamente a nessuno, e motore, molto probabilmente, della scelta di usare la maschera dell’attore per difendere il mondo segreto e irraggiungibile del privato. Otto grandi attrici, più un affermato attore, raccontano con una messa in scena particolare gli attimi più significativi della sua vita, attraverso un meccanismo che da anni sto sperimentando e che mischia continuamente, attraverso il montaggio, finzione e realtà. Un racconto al femminile dunque, il racconto di una donna che sicuramente non lascerà nessuno indifferente”.


Giovedì, 23 agosto

ore 18.00: presentazione del libro “Adriana, cuore di luce” di Sergio Lambiase,
Bompiani Editore, alla presenza dell’Autore,
intervengono Ausilia Veneruso e Riccardo Esposito.

Adriana Capocci Belmonte muore nel 1944: a 26 anni. Il suo nome, fino a oggi, è stato sconosciuto ai più, salvo a chi lo abbia incontrato nella biografia di Anna Maria Ortese, cui Adriana fu legata da un'amicizia intensa e tormentata. Ma le pagine di questo libro ci restituiscono finalmente un personaggio indimenticabile. Discendente di una famiglia aristocratica napoletana, Adriana Capocci è bellissima e capace di giocare con il proprio fascino, ma soprattutto è innamorata della vita e del sapere. Fin da giovanissima viaggia per il mondo e di ogni luogo, di ogni incontro racconta in lettere appassionate e in un diario intimo che Sergio Lambiase ha ritrovato nel "cascione" di una pronipote. Dalla viva voce di Adriana giunge fino a noi l'emozione degli incontri con Moravia, con il pittore Prampolini che le dedicò uno sfolgorante ritratto intitolato Spazialità solare - Adriana a Capri, con Franco Fortini, con il grande indologo Giuseppe Tucci, suo maestro, e tanti altri, tra cui il giovane storico Aldo Romano che si rivelerà - come in uno struggente romanzo di appendice - un personaggio molto più torbido di quello che la fervida Adriana pensava.

ore 19.00: “Agnelli”, di Nick Hooker ,
Stati Uniti, 2017, (durata:102'),
produzione HBO Documentary Films 

Il documentario racconta la storia di Gianni Agnelli, il leggendario industriale e playboy, attraverso le voci della famiglia, degli amici, delle amanti, dei collaboratori più stretti, dei rivali e persino del maggiordomo e del cuoco. Il film narra la vita intensa e drammatica di Agnelli, a partire dalla metà del Ventesimo secolo quando era considerato il playboy più glamour del mondo (un Jep Gambardella ante litteram, diciamo, conteso e amato dalle donne più belle del mondo). Attraverso le rivelazioni emerse dalle interviste con le sorelle, le amanti e gli amici, e i filmini in Super8 riscoperti da poco di Benno Graziani, vengono alla luce le vicende legate a Pamela Churchill, Anita Ekberg e Jackie Kennedy. La storia ha una svolta negli anni Settanta, quelli della Leadership. Il ruolo stabilizzante di Agnelli alla Fiat, durante quel periodo così oscuro e turbolento, fu fondamentale per la sopravvivenza del paese. I tanti filmati d'archivio mostrano le agitazioni rivoluzionare nelle fabbriche e la minaccia omicida delle Brigate Rosse. Mentre i figli dei politici e dei dirigenti Fiat assassinati dagli esponenti della lotta armata, ricordano la tensione e il conflitto nella Torino di fine anni Settanta. Il film, quindi, torna a occuparsi della famiglia di Gianni e della controversa relazione con il figlio Edoardo. Interviste più personali affrontano i fallimenti di Agnelli come padre e l'alienazione e il suicidio del figlio. Henry Kissinger e altri amici ricordano quella tragedia e l'impatto che ebbe su Agnelli. La morte avvenuta nel 2003 rappresentò un dolore profondo per i torinesi, per gli italiani e per tutto il jet-set internazionale.

ore 21.30: “La grande bellezza”, di Paolo Sorrentino, Italia, 2013, (durata: 142’),
con Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Roberto Herlitzka, Isabella Ferrari,
Giorgio Pasotti, Vernon Dobtcheff, Serena Grandi,
Luca Marinelli, Giulia Di Quilio, Massimo Popolizio, Giorgia Ferrero, Pamela Villoresi, Carlo Buccirosso,
Ivan Franek, Stefano Fregni,
produzione Indigo Film, Medusa Film, Babe Films, Pathé

grandebellezza

La “grande bellezza” è qualcosa che Paolo Sorrentino ha inseguito da sempre, con il suo cinema complesso e ricercato, sovrabbondante anche laddove lineare e minimalista. Sembra quasi, allora, che il regista abbia voluto raccontare anche parte di sé stesso nel personaggio di Jep Gambardella, come lui napoletano trapiantato a Roma e come lui alla ricerca di qualcosa di puro pur calato in un contesto decadente, gaudente e a tratti grottesco come quello del cinema italiano. Forse l’opera più ambiziosa di Sorrentino fino ad oggi, “La grande bellezza” è un film che vive delle stesse contraddizioni che racconta, di eccessi barocchi e intimità commoventi, momenti di un surrealismo concretissimo come di puro e cristallino godimento estetico essenziale, di una crepuscolarità costante e ininterrotta perfino dalla luce del giorno e momenti di straordinaria lucidità su sé stessi e sul mondo. Un film opulento per ragionata necessità, ma nel quale il regista trova perfino, niente affatto paradossalmente, lo spazio per calmierare la scaltrezza della sua vorticosa macchina da presa. Basta grattare appena la superficie per capire che La grande bellezza non è un film su Roma, non è un film sull’Italia, non è un film per il quale tirare necessariamente sempre in ballo Fellini o Scola. Non perché tutti questi riferimenti siano errati, ma perché Sorrentino ha dato al suo film una personalità singolare e autonoma, e soprattutto universale. Intellettuali di sinistra e nobili decaduti, porporati e galleristi d’arte, direttori di riviste prestigiose e ricchi della più disparata origine sono il mondo in cui si aggira via via più insoddisfatto e malinconico il personaggio di Toni Servillo (dal quale il regista è sempre in grado di distillare il meglio), un uomo che per accidia o timore, narcisismo o cinismo, superbia o semplice pigrizia, ha lasciato che il vuoto mediocre della chiacchiera e della mondanità, della superficie, anestetizzasse un cuore dolente, e che improvvisamente sente la necessità di cambiare, di ritrovare (nel)la sua vita la bellezza e (quindi) il sentimento. Sorrentino si tiene lontano da ogni moralismo, non mette in scena il mondo della politica (o dei berlusconismi) perché quello che racconta è comunque politico, e fa del percorso di Jep (e forse anche suo) un discorso etico nel quale tutti noi possiamo e dovremmo rispecchiarci.
Inutile sentirsi superiori alle brutture e al ridicolo di un mondo pervasivo, sfuggire alla sua corruzione nascondendosi altrove o perdendovisi bizantinamente dentro. Al contrario, serve il coraggio di sentirsi parte di esso, di ammettere le brutture e il ridicolo di tutti noi, i propri vizi e difetti, le sconfitte interiori durate decenni. E da lì ripartire dalle radici, per (ri)raccontare e raccontarsi la verità, il sentimento. Per ritrovare la grande bellezza dell’uomo e del mondo. Quella nascosta, e chiusa dietro portoni la cui chiave, sapendola trovare, portiamo sempre dentro di noi.


Venerdì, 24 agosto

ore 19.00: TRIBUTE TO MARIA CALLAS (1923-1977)
a conclusione delle celebrazioni per il 40° Anniversario della morte
del più grande soprano d’ogni tempo

Italo Moscati “Non solo voce: Maria Callas. Mai amata regalò l’amore”,
Castelvecchi Editore,
alla presenza dell’Autore. 

Amore e tragedie per Maria Callas. La madre non l’amava. La sorella era considerata più brava. La gonfiavano di rabbia, prendeva chili di peso e la voce migliorava. I nazisti la costrinsero a cantare per loro durante la guerra. I greci la cacciarono. Visconti le impose di perdere venti chili per fare la Traviata, lei ubbidì e si sentì libera, leggera. A Roma la fischiarono, a Milano l’adoravano. Italo Moscati rende omaggio a una delle artiste, delle dive più tormentate del Novecento raccontandone con prosa avvincente le fragilità, le turbolente passioni e la carriera folgorante. L’amante impresario che la derubava, il matrimonio con l’imprenditore Meneghini, la convulsa storia d’amore con Onassis che l’abbandonò per la vedova Kennedy, l’innamoramento per Pasolini, la relazione con il tenore Di Stefano. Le vicende amorose di Maria Callas si intrecciano in questo libro alla storia della sua voce, che nel corso del tempo diventa sempre più travolgente, perfetta, indimenticabile. La Kabaivanska disse che Maria aveva rovinato tutte le cantanti, poiché non era solo una di loro, ma era semplicemente «un’epoca». E lo è ancora: a quarant’anni dall’addio, Moscati ci fa sentire bene che la sua voce è nell’aria.


Sabato, 25 agosto

ore 19.00: Italo Moscati “The young Sorrentino”.
Il ragazzo vissuto su una panchina,
Castelvecchi Editore, alla presenza dell’Autore. 

Il successo di Paolo Sorrentino cresce a ogni film. Dal Premio Oscar per “La grande bellezza” fino ai più recenti “Youth – La giovinezza” (con Michael Caine e Harvey Keitel) e “The Young Pope” (realizzato per Sky e presentato alla Mostra del Cinema di Venezia), i suoi film richiamano l’attenzione e spesso dividono pubblico e critica. Già con Il divo (2008) era cominciata la nuova fase per un regista che è oggi tra i pochi autori italiani di rilevanza internazionale, dopo non solo i maestri Visconti e Fellini, ma anche dopo la generazione dei Bertolucci, Cavani, Taviani, Montaldo, Petri, Bellocchio. Italo Moscati ci restituisce in questo libro la storia, intensa e carica di spunti, della carriera di Sorrentino: le tappe, gli incontri e i dialoghi personali avuti in più occasioni con questo grande esponente del cinema italiano.

ore 21.30: “Youth-La Giovinezza”, di Paolo Sorrentino,
Italia, Francia, Svizzera, Gran Bretagna, 2015, (durata: 118’),
con Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano, Jane Fonda,
produzione Indigo Film, Bis Films, Pathé, RSI[1] C-Films, Number 9 Films, Medusa Film, Barbary Films, France 2 Cinéma, Film4.

  

Fred e Mick sono due amici da moltissimo tempo e ora, ottantenni, stanno trascorrendo un periodo di vacanza in un hotel nelle Alpi svizzere. Fred, compositore e direttore d'orchestra famoso, non ha alcuna intenzione di tornare a dirigere Mick, regista di altrettanta notorietà e fama, sta invece lavorando al suo nuovo e presumibilmente ultimo film per il quale vuole come protagonista la vecchia amica e star internazionale Brenda Morel. Entrambi hanno una forte consapevolezza del tempo che sta passando in modo inesorabile. Paolo Sorrentino era atteso al varco con questo film che arriva dopo l'Oscar de “La grande bellezza” e la sua estetica così personale tanto da aver diviso critica e pubblico in estimatori e detrattori molto decisi. Per di più il regista tornava in competizione a Cannes dove solo due anni fa la giuria non aveva degnato del benché minimo riconoscimento il film ricoperto successivamente da molteplici allori. Il rischio maggiore però, che era più che lecito paventare da parte di chi amava il suo cinema ma non era impazzito di gioia dinanzi al suo ultimo lavoro, era quello di ritrovare un Sorrentino ormai divenuto manierista di se stesso. Il trailer del film seminava più di un indizio in tal senso ma, fortunatamente, i trailer non sono i film. Perché il Sorrentino regista è tornato a confrontarsi con il Sorrentino sceneggiatore. Se entrambi avevano deciso di convivere senza intralciare il lavoro dell'altro dando così luogo a ridondanze e compiacimenti oltremisura, in questa occasione l'uno non ha concesso all'altro (e viceversa) più di quanto fosse giusto concedergli. Ne è nato così un film compatto a cui non nuocciono neppure le molteplici sottolineature del finale. Perché questa volta il modello di Sorrentino torna ad essere se stesso, senza più o meno consci confronti con i maestri che, anche quando citati, vengono metabolizzati nel suo universo creativo. Non mancano anche qui personaggi più o meno misteriosi che appaiono e scompaiono e a cui ora è comunque lo spettatore a poter assegnare la valenza simbolica che preferisce. Perché Fred e Mick sono persone che sono state personaggi nella loro vita ma che su questo schermo tornano a presentarsi come persone. Con le loro angosce, con le loro attese, con i loro segreti e, soprattutto, con la consapevolezza di una memoria destinata a perdersi nel tempo come le lacrime del Roy Batty bladerunneriano. Sorrentino non ne fa due vecchie glorie più o meno coscienti delle proprie attuali forze fisiche e intellettuali ma offre loro anche i ruoli di genitori che conoscono luci ed ombre di un'arte altrettanto difficile: quella che i figli pretendono che venga esercitata nei loro confronti, non importa in quale età essi si trovino. In tutto ciò, ci si può chiedere, che ruolo viene assegnato alla giovinezza del titolo? Quello di specchio riflettente (e deformante al contempo) di passioni, desideri, fragilità. Su tutto questo e su molto altro ancora Sorrentino torna a trovare la profondità, la leggerezza ma anche la concentrazione che permettono al film di levitare. Chi lo vedrà capirà il senso del verbo.


 Giunta alla quinta Edizione, la Rassegna Cinematografica “Capri, Schermi d’Arte” dedica quest’anno una piccola
ma importante retrospettiva al regista Paolo Sorrentino, vincitore con “La grande bellezza” del Premio Oscar nel 2014 quale miglior film straniero, cui quest’anno
sarà conferito il Premio Axel Munthe alla Carriera 2018.
Se prendiamo in considerazione l’ultimo cinema di Paolo Sorrentino (“La grande bellezza”, “Youth- la giovinezza”)
non possiamo non pensare all’esaltazione visiva che un certo uso della fotografia mette in scena.
Sorrentino è un amante dell’immagine; è un regista che ha sempre giocato con le immagini, seducendo per mezzo di immagini.
Questo leitmotiv figurativo è ormai diventato per Sorrentino il punto focale della sua stessa enunciazione filmica. Le sue ultime opere sembrano infatti essere scandite e articolate unicamente dalla presenza massiccia e seriale di immagini che ne costituiscono l’architrave narrativa: per immagini si dà il velo che ricopre la vacuità e la decadenza dei personaggi, si fa segno della vanità, della solitudine, del tempo ormai perduto.
Con l’immagine, Sorrentino mette il trucco a quella malinconica e trasandata esistenza che aleggia in ogni suo film, rendendo così il brutto incipriato e seducente.
Se ne “La grande bellezza” questa sacralizzazione visiva era in qualche modo funzionale alle intenzioni rappresentative, in “Youth-la giovinezza” l’immaginario filmico di Sorrentino sembra essersi trasformato in un mosaico sconfinato di suggestioni letterarie, cinematografiche e pittoriche, che faticano a trovare un raccordo semantico..
Nel rimembrare le sue prime opere (“Le conseguenze dell’amore”,” Il divo”, “L’amico di famiglia”) non si può non rimpiangere quella raffinatezza estetica, quel peculiare modo di mettere in scena spazi e tempi, quella forma d’indagine voyeuristica dei personaggi che ha fatto di Sorrentino uno dei più talentuosi registi italiani contemporanei. La fotografia, più che essere resa ubriaca da artifici retorici, era sottoposta ad un attento trattamento simbolico. Il movimento filmico metteva in continua tensione l’immagine e l’attesa, l’oggetto e la distanza della sua messinscena, aprendo spazi vuoti all’interno dei quali i fotogrammi si susseguivano fluidamente, sviluppandosi e prendendo vita in modo autonomo. Si pensi ai piani sequenza de “Il divo”, o ai folgoranti dettagli e primi piani de “Le conseguenze dell’amore”, o ancora ai campi e controcampi in “This must be the place”: l’immagine s’inserisce all’interno del tessuto filmico vigorosamente ma senza slacciarsi dall’idea di movimento che la rappresentazione cinematografica impone. In tal senso l’immagine diviene narrazione, si realizza già come linguaggio. Ma la bellezza dell’ultimo Sorrentino è una bellezza vacua, che sembra dimenticarsi del suo rapporto strutturale con quell’orrore che ne rappresenta il cuore. Sorrentino si sgancia dall’irrappresentabile, dall’enigma centrale dell’immagine, per mostrare unicamente il feticcio. Ma l’immagine (filmica e non), in quanto velo, è sempre in rapporto con l’impossibilità di un suo disvelamento. Ed è proprio in questa impossibilità costitutiva che l’immagine è scossa, è punctum come direbbe Barthes, incarnazione di quel tremito violento della Cosa che cerca di darsi alla conoscenza ma che rimane in sé inconoscibile.
Altri 3 i film quest’anno in Rassegna: “Diva” di Francesco Patierno, stupendo e raffinatissimo Tributo all’Arte scenica della grandissima Valentina Cortese, “Agnelli”, di Nick Hooker che racconta la storia di Gianni Agnelli, il leggendario industriale e playboy, attraverso le voci della famiglia, degli amici, delle amanti, dei collaboratori più stretti, dei rivali e persino del maggiordomo e del cuoco, e poi, a conclusione delle celebrazioni per il 40° Anniversario della morte di Maria Callas l’emozionante film di Italo Moscati “Non solo voce”. Trent’anni dalla morte di Maria Callas, realizzato da Raiuno e TG 1 nel 2007.
Per le arti figurative, questa quinta Edizione della Rassegna ospiterà una piccola, ma significativa Retrospettiva del Maestro Sergio Terzi, Nerone, allievo del grande Antonio Ligabue, di cui vedremo anche in anteprima nazionale il Documentario “Forestiero sul Po”, realizzato da Ciro D’Aniello su testi del sottoscritto. Dedico questa quinta edizione di “Capri, Schermi d’Arte 2018” alla Memoria della mia carissima Amica Alessandra Giuliani, con la quale ho condiviso dal 2003 al 2006 le esaltanti giornate del “Pieve di Cadore Film Festival” e del “Brixen ART FilmFest” e che ora vola radiosa nei Cieli dell’Eterna Bellezza. Ciao Alessandra!
Paolo Spirito

VillaLisys3Il 28 giugno Villa Lysis avrà l'onore di ospitare il I° Festival Musicale Isola di Capri e Premio Paolo Falco, organizzato dall'Associazione Culturale Premio Maestro Paolo Falco con il patrocinio della Città di Capri e del Comune di Anacapri.

Scopo principale del Festival sarà quello di valorizzare il talento e l'arte di giovani musicisti! Grazie a Paolo Falco per aver organizzato questo Festival!
Per chi volesse partecipare e prendere parte a questa iniziativa, può scaricare qui il regolamento e il modulo d'iscrizione che deve essere compilato entro e non oltre il 20 giugno 2016!

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione COOKIE | PRIVACY POLICY